CANTIERI DEL POSSIBILE – Un manifesto per l’area di via dei Lucani

Nei mesi immediatamente precedenti alla pandemia, La Libera Repubblica di San Lorenzo ha accompagnato un lungo e intenso confronto sulle trasformazioni urbane a partire dalla “Manifestazione di interesse” lanciata dal Comune di Roma per l’area che ssi affaccia su via dei Lucani.

Alla fine di questo percorso, la Libera Repubblica Repubblica ha presentato una sua manifestazione di interesse: senza capitali e proprietà, abbiamo posto all’amministrazione cittadina il punto di vista sorto da un confronto con urbanisti, architetti, associazioni del territorio, artigiani, spazi sociali, con la comunità vasta e attiva che anima il quartiere proiettandone le esperienze oltre i confini angusti segnati dalla ferrovia, dal cimitero del Verano, dalla cittadella Universitaria e dal Policlinico.
Abbiamo chimato questo lavoro “Cantieri del possibile”.

“Cantieri del possibile” è un manifesto: il modo di concepire un’evoluzione della città capace di elaborare risposte per frenare le dinamiche connesse agli effetti negativi dei cambiamenti climatici, muovendo dai bisogni di chi la città la vive e la attraversa costruendo relazioni e solidarietà, senza cedere alla tentazione e alla posizione solo apparentemente comoda e appagante del consumatore, del cliente, del fruitore.

Libera Repubblica di San Lorenzo
Atletico San Lorenzo | La GRU – Germogli di Rinascita Urbana | Civico San Lorenzo | ANPI – Circolo San Lorenzo | ESC atelier | Communia Roma | Nuovo Cinema Palazzo | Grande Cocomero

con il contributo di
Laboratorio San Lorenzo, DICEA – Università di Roma “La Sapienza” | Babel | MEDU – Medici per i Diritti Umani | PARSEC – Cooperativa Sociale | Agricoltura 2.0 | Contento Trade

e con l’appoggio di
Geologia Senza Frontiere | No.Ma.De. | AGIA-CIA – Confederazione Italiana Agricoltori

 

CANTIERI DEL POSSIBILE | RELAZIONE TECNICA

DOVE SIAMO
Da anni chi scende lungo via dei Lucani si domanda cosa ci sia al di là di quel muro scrostato alto circa tre metri. Un cancello è affiancato dalla scritta “carrozzeria”, un altro riporta l’insegna “fabbrica di ombrelloni”, ma si sono trasferiti altrove, un altro passo carrabile non ha alcuna indicazione, più giù si legge un “affittasi posti auto, box e magazzini” senza ulteriori indicazioni. Poco prima di arrivare allo Scalo San Lorenzo c’è il portone di un locale dove si fa musica e il cancello dal quale si accedeva a quella che era diventata la centrale dello spaccio nel quartiere, dove è avvenuto l’omicidio della quindicenne Desirée Mariottini. La stessa cosa avviene se si percorre via degli Anamari.

areaI soli locali accessibili e aperti a tutti sono quelli del centro sociale Communia su via Scalo San Lorenzo che sono stati occupati e recuperati nel 2013. Anche quello spazio era abbandonato all’incuria e utilizzato come discarica, ci è voluto un gran lavoro per ripulirlo e trasformarlo in quello che è oggi: spazi per progetti sociali, sportelli di consulenza e un’aula studio per 50 studenti.
L’Amministrazione informa che l’area ospita 32.000 metri cubi di manufatti, molti inutilizzati e fatiscenti. A parte la piccola porzione di proprietà pubblica, le aree in questione sono di proprietà privata. È dunque dei proprietari la responsabilità di aver lasciato questo patrimonio in condizione di totale incuria e aver permesso che quell’area si trasformasse in un luogo nemico del quartiere.
A San Lorenzo è in azione Retake per combattere il “degrado”: cancellano scritte e murales; nulla si fa per recuperare i molti luoghi in condizioni di abbandono e incuria, fino a quando non si ottiene una concessione per demolire e ricostruire, seguendo i dettami del Piano Casa regionale.
È un quartiere che cambia: nella sua composizione sociale, con lo svuotamento delle attività artigianali e una lenta modifica del commercio; cambia nelle forme dell’abitare, caratterizzate sempre più come residenza temporanea e proposte come “investimento”.
Il cambiamento ha avuto un’accelerazione negli ultimi anni, palazzi sono apparsi negli spazi che il PRG individua come Ambiti del Progetto Urbano, in cui realizzare i servizi di cui si riconosceva la mancanza. L’aumento della pressione antropica, e quindi del consumo di spazio e di vivibilità, risulta così accresciuto: nell’Ambito Lucani, infatti, risulta già saturata la funzione residenziale, con miniappartamenti di lusso.
San Lorenzo e questo quadrante risulta emblematico della transizione urbana e dei processi che la governano: i cittadini per ben due volte hanno partecipato attivamente ai percorsi istituzionali di elaborazione delle proposte per il Progetto Urbano, entrambi naufragati.

LA VITA NEL QUARTIERE
Il quartiere si caratterizza per ricchezza sociale: anziani, studenti fuori sede, famiglie con figli piccoli, adolescenti, nuovi immigrati, sono i soggetti che necessitano di una rete di supporto maggiore.
Molti cittadini sono impegnati a costruire una comunità solidale e una vivibilità attenta ai bisogni di quanti abitano o attraversano questo territorio di giorno e di notte. In un periodo in cui le risorse al welfare sono state ridotte al minimo è prioritaria la necessità di potenziare e sostenere le risorse, di canalizzarle e organizzarle in una rete integrata di servizi.
La gentrificazione, legalizzata dalle normative della rigenerazione urbana, edifica mentre una miriade di attività commerciali aprono/chiudono. I piccoli imprenditori lamentano una progressiva desertificazione commerciale che richiederebbe un radicale ripensamento della vivibilità di San Lorenzo. La struttura sociale risulta modificata attraverso una costante immissione di nuovi soggetti, turisti, studenti benestanti, aspiranti artisti. Anche nel quadrante considerato dalla “Manifestazione d’Interesse” le imprese artigiane sono state, storicamente, l’attività caratterizzante, tanto da indicarlo anche come Borghetto degli artigiani. Oggi possiamo constatare un progressivo svuotamento delle stesse e contemporaneamente, lungo via dei Lucani, l’insediarsi di studi che propongono nuove abilità e sensibilità, legati alle nuove tecnologie, che spesso si configurano in espressioni artistiche: grafica, sound design, arte visuale…
Nuove forme di “resistenza sociale” hanno occupato spazi per sottrarli a investimenti poco trasparenti, favorito il confronto tra le diverse culture, realizzato servizi per gli universitari (a cui la Sapienza offre solo nuove aule nel quartiere), costruito percorsi di cooperazione e di analisi dei modi di vivere la città e di governare i cambiamenti. Le esperienze di Communia, ESC e del Nuovo Cinema Palazzo, riutilizzano creativamente porzioni abbandonate, realizzando spazi e opportunità.
Nel quartiere si riscontra una quantità di servizi per la fase della vita che ruota intorno alla nascita di un figlio, mentre per la fascia d’età che va dagli 11 ai 19 anni è totale la mancanza di spazi pubblici per attività aggregative ed espressive. I numerosi giovani adulti e gli anziani possono usufruire di varie opportunità, ma risulta carente l’integrazione intergenerazionale.

Gli spazi verdi sono pochi e non soddisfano la richiesta che da anni viene dagli abitanti del quartiere, molti spazi pubblici sono stati abusivamente utilizzati a fini privati.
In questo quartiere è nata La Libera Repubblica di San Lorenzo, che ha costruito forme di resistenza a chi vorrebbe un quartiere fatto di miniappartamenti, agenzie immobiliari e tanti locali per bere, per intervenire sul concetto dominante di divertimento e dare spazio allo sport, ai luoghi per i bambini.
Residenti e non, studenti e commercianti, comitati e associazioni hanno unito le competenze, messo a disposizione risorse, connesso luoghi di cultura, di scambio, creando partecipazione, spazi di aggregazione, per garantire il diritto alla salute: rispondere ai bisogni reali del quartiere.

 

L’AMMINISTRAZIONE CHIAMA E IL QUARTIERE RISPONDE

Quando l’Amministrazione comunale ha pubblicato un invito a presentare proposte preliminari che fossero “Manifestazioni di interesse” al Programma di Rigenerazione Urbana a San Lorenzo, nell’area su via dei Lucani, ambito urbano abbandonato da anni, diventato luogo tragico ci siamo sentiti subito coinvolti. La LRSL da anni lavora nel quartiere, proponendo alternative all’abbandono di spazi e alla trasformazione del quartiere in un luogo ostile per i suoi abitanti. Lo fa costruendo percorsi secondo principi di sostenibilità, fruibilità e accessibilità per ognuno, con pratiche mutualistiche e di cooperazione.

assemblea 2Il percorso iniziato a settembre 2019 si è svolto con decine di assemblee allargate a tutto il quartiere e ha visto crescere il numero dei partecipanti impegnati nell’elaborare la proposta, con la volontà di trovare spazio per tutti e mettere insieme le diverse competenze e sensibilità.
L’idea guida del lavoro proposto trova le sue radici in un modello di città “green e conviviale”, in linea con i principi più avanzati in tema di sostenibilità e resilienza (Nazioni Unite e Unione Europea), interpretato nella forma di un Green Network composto da “Oasi verdi e multifunzionali” e da “raggi verdi” che le connettono. Il Borghetto dei Lucani è un’Oasi del sistema Green Network; verde, condivisione e innovazione supportano l’elaborazione di una visione di riqualificazione che includa l’area di via dei Lucani come parte di una strategia più ampia. Servono servizi di qualità, rivolti a chi vive a San Lorenzo, ma anche a chi lo attraversa.
L’Oasi dei Lucani è destinata a risarcire il quartiere da sempre privato di aree verdi e di servizi. La volontà espressa dall’assemblea settimanale è stata di fare di quello spazio abbandonato un luogo vivo dalla mattina alla sera, curato da chi lo frequenterà e da chi troverà lì la sede per le proprie attività.
La volontà di tutte/i è stata perciò di concepire “l’Oasi dei Lucani” come un’area verde al 70% ricca di funzioni e attrattiva, all’interno della quale potessero trovare spazio i servizi individuati: lo spazio polivalente destinato alle attività culturali e di svago, i laboratori artigianali, lo spazio sociale già presente nell’area e alcuni locali per le tante associazioni che hanno aderito al lavoro della LRSL.
Il sistema del verde concepito, contributo del Laboratorio San Lorenzo DICEA – Facoltà di Ingegneria de La Sapienza, sviluppa tipologie di spazi e funzioni green in riferimento ai seguenti servizi ecosistemici: approvigionamento (acqua, alimenti, materiali da riciclare); regolazione (micro-clima, qualità dell’aria, stoccaggio CO2, moderazione degli eventi estremi, trattamento delle acque); cultura (attività ricreative, salute psicofisica, turismo, arte e design, qualità del paesaggio, esperienza sensoriale dei luoghi); habitat e servizi di supporto (habitat per specie animali e vegetali, mantenimento della biodiversità).
Il Sistema del Verde e il Sistema delle Connessioni e dei Percorsi rappresentano un dialogo tra uomo e natura e l’integrazione di cultura e manufatti in un unico concetto, riassunto nelle scelte progettuali.
Il Sistema del Verde che definisce la proposta è stato co-progettato, a partire dalle priorità e dalle funzioni emerse nel percorso assembleare, facendo riferimento ad alcune buone pratiche europee: il parco Martin Luther King intorno al quale si raccoglie l’ecoquartiere Clichy Batignolles (Parigi) e la biblioteca degli alberi (Milano).
Come a Parigi il “rettangolo” si articola in paesaggi e funzioni, di dimensioni variabili.
L’organizzazione dello spazio e il disegno del verde attrezzato è formato da aree che declinano funzioni (alberi, giardino dei sensi, aree attrezzate per attività aoutdoor sia sportive che di pertinenza ai moduli …).
L’obiettivo è quello di supportare la co-operazione a un progetto della città che parta dalle “trame dei vuoti” e che sviluppi anche in progetti piccoli ed eventualmente temporanei.
Le funzioni sociali individuate dai cittadini come necessarie si potranno distribuire all’interno di strutture modulari, trasformabili per dimensioni e tipologia, utilizzando anche materiali di riciclo.
Il Sistema dei Percorsi e delle Connessioni attraversa l’area seguendo il movimento del sole, del vento, collegando strade esistenti e riferimenti (largo Talamo, la ex- Dogana, le Mura Aureliane), garantendo la massima accessibilità all’area.
La realizzazione viene concepita per fasi attraverso progetti relativamente a basso costo, che possano creare un impatto positivo immediato e catalizzare miglioramenti a lungo termine.
La temporalità di alcune soluzioni verdi varia, permettendo anche di sperimentare con gli abitanti iniziative di co-progettazione e co-costruzione e di verificare “dal vero” i tipi di funzione che sono in grado di vitalizzare l’area, prima ancora che il progetto sia realizzato: ancora “incompiuto”.

Nel modello di città sotteso a “Cantieri del Possibile” sono centrali la dimensione federatrice e inclusiva, l’esplorazione e l’apertura che hanno permesso di rendere più ricca l’esperienza individuale e collettiva e di sondare nuove possibilità di trasformazione degli spazi del quartiere, anche attraverso nuovi soggetti (imprese di acquicoltura …)

Alcuni giovani della confederazione agricoltori e altri imprenditori del settore hanno, in seguito a questa sollecitazione, ipotizzato coltivazioni urbane. L’attività si potrebbe sostenere consumando in loco il cibo coltivato e organizzando laboratori legati al giardinaggio e alla cucina, costruendo un vero modello economico alternativo.
Le metropoli, infatti, sono simili a un organismo che, nel suo processo di crescita economica, ingurgita risorse alimentari ed energetiche, eliminando prodotti di scarto: l’orticoltura urbana può concretamente contribuire a questo metabolismo, producendo il cibo invece di alimentare il divario tra territori rurali “produttori” e territori urbani “consumatori”.
Un’agricoltura multifunzionale deve associare al modello produttivo anche servizi di tipo “ecosistemico” e/o a sfondo sociale, integrati nelle stesse politiche pubbliche di sviluppo urbano. Si tratta di prevedere un allargamento pianificato delle aree verdi e ortive funzionali alla costruzione di corridoi ecologici, per favorire la biodiversità e contrastare il consumo di suolo ad uso edilizio, con la conseguente massiccia impermeabilizzazione.

LA POSSIBILITÀ DI UN’ISOLA
La proposta di realizzare un’Isola di Via dei Lucani assume senso completo per la comunità di San Lorenzo soprattutto se valutata in un’ottica che tenga conto degli adolescenti e dei giovani adulti, anche quelli con fragilità varie. In termini di Resilienza rappresenterebbe un’enorme risorsa: una comunità accogliente, una rete d’attività e funzioni che consenta di esprimersi, di giocare o lavorare. Un’isola e un sistema in cui realizzare progetti, assumersi responsabilità, partecipare attivamente; dove riconoscere e valorizzare le attitudini e acquisire competenze, dove dare senso al proprio percorso ed esprimere la propria creatività attraverso l’arte e il gioco. Contribuire allo sviluppo di un quartiere in cui per la popolazione più giovane siano accessibili ampi spazi verdi da vivere e di cui prendersi cura, ove siano attivi laboratori creativi, lo scambio culturale, l’interazione con una comunità adulta aperta e positiva e da prendere a riferimento, rappresenta l’unica realistica azione di contrasto alla diffusione di dipendenze e di desertificazione culturale.

LO SPORT POPOLARE
sportNel pensare la struttura degli spazi verdi a San Lorenzo abbiamo valutato di cruciale importanza la possibilità di svolgere agevolmente attività motorie a diversi livelli, dal più ludico fino allo sport agonistico.
I benefici che lo sport comporta sul piano psico-fisico individuale sono noti ma a noi interessa soprattutto il suo potenziale sociale. Grazie ai volontari che danno vita al progetto Atletico è stato possibile rivitalizzare l’impianto sportivo gestito dalla Fondazione Cavalieri di Colombo. Pur trattandosi di spazi a gestione privata, la presenza costante di amanti dello sport ha portato ad un accordo che permette in certe fasce orarie l’uso da parte di tutti i cittadini del quartiere. La nostra volontà è di estendere l’attività fisica con la filosofia dell’Atletico San Lorenzo. Sarà necessario dotare il quartiere di piccoli campi in grado di ospitare manifestazioni sportive di basket, incontri di boxe e simili.

Quanto sin qui delineato è finalizzato alla ricomposizione fisica e funzionale dell’area e alla ricucitura con il contesto urbano, ridefinendone i bordi, accrescendone l’accessibilità, recuperandone un più diretto rapporto con via dei Lucani e via degli Anamari, affidato a un disegno di fronte continuo ma permeabile. In questo modo via dei Lucani acquista un respiro spaziale più ampio e mette in relazione più costruttiva lo spazio aperto con i fronti e le funzioni presenti. Su via degli Anamari è il sistema del verde a svolgere la funzione di margine permeabile con attività attrattive in grado di catalizzare un pubblico vario.

“Cantieri del possibile” è un manifesto: il modo di concepire un’evoluzione della città capace di elaborare risposte per frenare le dinamiche connesse agli effetti negativi dei cambiamenti climatici.
Ostacolare il consumo di suolo, de-impermeabilizzare, vegetalizzare, riciclare, incentivare la mobilità dolce costituiscono obiettivi per l’agenda degli amministratori che le/i cittadine/i consapevoli e partecipi possono rivendicare sino alla realizzazione.

Considerando i tempi del percorso proposto dall’Amministrazione e la voracità con cui l’interesse edilizio vi si inserisce, proporre una progettualità semplice, improntata sulla natura può essere un metodo vincente: considerare il contesto urbano come luogo e mezzo attraverso cui costruire consapevolezza e condivisione tra abitanti, Amministrazione e stake holders, per rendere la città pronta alle sfide poste in essere dall’iperproduttività degli ultimi secoli.

Nelle tavole conclusive si è scelto di indicare sia la ricchezza delle “declinazioni” possibili dell’organizzazione dello spazio e dell’articolazione delle funzioni, sulla base delle nostre priorità, secondo quanto emerso nel processo di co-progettazione (I tav.), sia l’approfondimento e la documentazione delle priorità stesse: il sistema del verde e la “leggerezza” dei volumi, in una prospettiva anche di “essenzialità” (II tav.) per una sostenibilità economica sia nella realizzabilità che nella gestione.
Troppo spesso, infatti, gli interessi finanziari e/o speculativi nel territorio di San Lorenzo si sono proposti come “riqualificazione” e “valorizzazione”, riempiendo i vuoti non ancora edificati e sottraendo spazi e qualità urbana per i cittadini.

 

TAV.1

TAVOLA 2

TAV.2