Chi disprezza sfratta, o almeno ci prova: cosa è successo ieri al Nuovo Cinema Palazzo. In tre gesti

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Tre gesti possono riassumere la lunga giornata di ieri (15 ottobre), iniziata con il tentativo, maldestro e al contempo arrogante, di chiudere l’esperienza ormai quasi decennale del Nuovo Cinema Palazzo.
Il primo è quello di un fabbro che allontana, brandendo la fiamma ossidrica, un uomo disarmato che cercava di impedire che venisse saldata una saracinesca del Cinema (una delle quattro porte). In questo gesto la violenza è almeno triplice: è quella del padrone, della proprietà, che recinta ed esclude per proteggere la rendita, che sottrae all’uso civico e comune per fini speculativi e per progetti criminali (come criminale è l’apertura di un casinò in un’epoca in cui la solitudine, la precarizzazione e la pauperizzazione sono la vera e unica insicurezza sociale: e a chi dice che il progetto di casinò è superato rispondiamo che resta l’unico progetto che la proprietà abbia dimostrato di voler attuare e ciò la qualifica a sufficienza).
La seconda violenza è quella nei confronti del fabbro e di chi è costretto dal ricatto occupazionale a rinunciare alla possibilità di rifiutare un ordine. Nulla contro il fabbro, dunque, anche se la sua mano armata di fiamma ossidrica avrebbe potuto ferire una persona che cercava semplicemente di schiacciare l’interruttore di un generatore per spegnerlo.
L’ultima violenza, implicita nelle modalità dello sgombero, è senz’altro la più pericolosa ed è quella agita dalle istituzioni contro i cittadini: il silenzio di fronte al tentativo – goffo, arrogante e irregolare – di sfrattare il Nuovo Cinema Palazzo rischia di creare un pericoloso precedente di intervento non mediato dalle istituzioni e gestito in proprio dalla proprietà che, oltre ai fabbri, si è presentata in piazza dei Sanniti con due guardie giurate. Proviamo a immagininare cosa sarebbe se questo modus operandi divenisse la regola: inquilini sotto sfratto – anziani, disabili, famiglie con bambini – svegliati da sedicenti ufficiali giudiziari, accompagnati da avvocati arroganti e da gorilas con le mani appoggiate sulla fondina, che costringono persone senz’altro più deboli ad abbandonare il luogo in cui vivono (tra l’altro senza aver prima ricevuto alcun avviso di sfratto).

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Piazza dei Sanniti: la rassegna stampa del giorno dopo

Il secondo gesto che riassume la giornata è la risposta del quartiere e della città: nel giro di qualche telefonata, del passaparola fuori dalle scuole, dei trilli delle chat finalmente utili, piazza dei Sanniti si è trasformata in un presidio calmo e determinato. È bastato il tempo necessario a capire cosa fare e la saracinesca del portone principale del Nuovo Cinema Palazzo – a cui nessun fabbro scortato da vigilantes aveva provato ad avvicinarsi – era aperta e si portavano le sedie in piazza per la prima delle assemblee che hanno segnato la giornata.
Il Nuovo Cinema Palazzo non ha mai chiuso: per pranzo era pronta la pasta per chi passava e, nel pomeriggio, una partecipatissima assemblea della rete cittadina “Roma non si chiude” ha condiviso un’altra tappa di un percorso di lotta che unisce più di un centinaio di spazi occupati, sottratti all’abbandono per dare risposte a bisogni veri (casa, socialità, cultura, mutualismo, lavoro) e al vuoto e alla solitudine in cui l’ordine legale ci vorrebbe relegare.
«Chi tocca uno tocca tutti» è stato ripetuto a parole e soprattutto con la partecipazione a questa giornata di resistenza che non è stata la prima e non sarà certo l’ultima.

Infine, senza far torto a nessuno, l’ultimo gesto che racconta la giornata di ieri è l’intervento in assemblea di un ragazzino di 12 anni che, con le parole più semplici e la voce appena segnata dall’emozione di parlare per la prima volta di fronte a centinaia di persone, ha raccontato cos’è per lui il Nuovo Cinema Palazzo: un posto bellissimo, dove si conoscono tante persone e si sta insieme.
Il Nuovo Cinema Palazzo è anche molto altro, ma se un bambino lo sente così significa che il Cinema (e il collettivo che lo gestisce) è riuscito – e riesce tutti i giorni – a essere davvero quel luogo del possibile in cui una comunità ampia e davvero diversa si riconosce nel condividere il bisogno di dare forma ai propri sogni.

Come Libera Repubblica di San Lorenzo rilanciamo l’invito a passare al Cinema (dalla colazione, al mattino, fino alla sera), a seguire gli sviluppi della situazione, a essere presenti e a continuare ora più di prima a metterci del nostro in questa opera collettiva. A dimostrare che è possibile costruire dal basso, fuori da ogni logica di profitto, spazi di socialità e cultura.

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