Le loro liste, i nostri spazi di libertà

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Alla vigilia del 25 aprile la stampa ha reso noto che Prefettura e Questura di Roma avrebbero stilato una lista di 88 occupazioni da sgomberare. Alcune di queste (22) con urgenza.
Non è la prima volta: negli ultimi anni liste simili erano già state stilate. Di nuovo, però, c’è il fatto queste liste assomigliano sempre più – e oggi in maniera inequivocabile – a strumenti di repressione politica. Non sono più meri documenti operativi di una burocrazia cieca, incapace di valutare il valore sociale e culturale di iniziative di autorecupero di stabili abbandonati trasformati in luoghi di vita (per persone e famiglie senza casa) e di socialità (per comunità a cui vengono sottratti dalla rendita e dalla speculazione spazi di condivisione), ma vere e proprie liste di proscrizione come quelle che, dall’antichità in poi, indicavano i nemici, gli hostes publici da eliminare dalla vita politica – e in taluni momenti storici dalla vita proprio. Che sia stato superato il confine (effettivamente confuso) che separa le retoriche della legalità dall’aperta repressione del dissenso lo conferma il fatto che la lista delle priorità romane da sgombrare non comprenda i fascisti di via Napoleone III che, infatti, non sono affatto nemici del ministro di polizia ma piuttosto compari o, come forse preferiscono chiamarsi, camerati: loro gli riconoscono di essere il campione italiano del sovranismo, lui fa pubblicità al marchio di moda neofascista e concede un libro intervista pubblicato dalle edizioni della tartaruga. Insomma, una sorta di abbraccio tra il capo dell’apparato di polizia dello Stato e una banda di picchiatori (e a quanto pare stupratori) razzisti, misogeni, omofobi, in una parola: fascisti.
Ma il problema non è da affrontare sul piano della “legalità” come ha dimostrato qualche giorno fa, senza grandi giri di parole, anche un cardinale polacco che, a nome di uno stato estero, ha compiuto un atto di umana disobbedienza (o di umana ingerenza in affari esteri) riattaccando la corrente alle 170 famiglie che vivono nell’occupazione Spintime e che Acea e Questura avevano lasciato al buio. La questione è, piuttosto, di umanità e politica. E è la stessa priorità che pongono tutti gli atti di resistenza umana, dalle occupazioni abitative ai salvataggi della Mare Jonio: prima si entra in porto e poi si discute. Se è legale lasciare morire in mare o far vivere al buio, senza acqua calda frigoriferi eccetera, 420 persone, appare evidente la scarsa tenuta democratica di questa legalità. D’altronde, la legalità è un pretesto che viene messo tranquillamente tra parentesi quando non fa comodo, ad esempio se riconosce a una famiglia rom il diritto “universale” alla casa: allora i paladini della legalità mettono la felpa della “legalità nazionale” minacciata dal cosmopolitismo, dall’invasione, dai piani di sostituzione etnica…

Tra i 22 stabili da svuotare di vita per restituirli all’abbandono e alla rendita immobiliare – al libero mercato, dicono loro, che è quanto di meno libero ci sia – c’è anche il Nuovo Cinema Palazzo. Tra le realtà da colpire perché si oppongono al disegno politico della destra leghista e neofascista c’è il Nuovo Cinema Palazzo.

Dalla sua occupazione e liberazione, il “Cinema” è stato, per il nostro quartiere e per la città, un luogo del possibile, uno dei “Quisipuò” che danno ossigeno e gambe alla voglia di costruire insieme, di fare insieme senza delegare a nessuno scelte e responsabilità. Il Nuovo Cinema Palazzo nasce da un atto di responsabilità enorme: occupare per impedire la costruzione di un casinò nel centro di un quartiere che già vive un processo di disgregazione e trasformazione sociale. Impedire l’apertura di una sala da gioco – da parte di soggetti che si sono poi rilevati assai poco trasparenti – è stato un atto politico di resistenza contro un attacco al tessuto sociale del quartiere: il gioco d’azzardo, con il suo indotto di usurai e “compro oro”, avrebbe condannato molti e molte alla disperazione, alla povertà e alla solitudine.
Gli otto anni di vita e liberazione del Nuovo Cinema Palazzo sono stati intensissimi e hanno cambiato davvero la vita del quartiere. Forse per questo il collettivo del Cinema ha raccontato questa storia come quella di un vecchio palazzo che, come il vecchio buono del racconto di Rodari Voci di notte, soccorrere chi ha bisogno e, pur non sapendo se vedrà un tempo in cui l’umanità sarà libera dalla sofferenza, continua ad alzarsi tutte le notti perché quello che va fatto va fatto, sempre, senza mai perdere la speranza.
Questo vecchio sempre nuovo Cinema Palazzo resiste oggi all’ennesimo attacco, più pericoloso dei precedenti perché chi vuole spegnerne la voce e murarne le porte non è solo la proprietà ma la destra autoriaria al governo che, come nelle peggiori tradizioni, utilizza gli strumenti repressivi dello Stato per eliminare chi pratica la solidarietà e non rinuncia alla libertà, alla responsabilità, alla creatività.
Questo attacco è contro tutt@ noi. Per questo continueremo ad opporre alle loro liste i nostri spazi di libertà, ad alzarci e a fare quel che va fatto.

Partecipate alle assemblee del martedì c/o Nuovo Cinema Palazzo, piazza dei Sanniti 9, ore 19.

Firmate l’appello a sostegno del Nuovo Cinema palazzo:
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