Dottore, che sintomi ha la felicità? La «Galleria delle arti aperte» della Neuropsichiatria infantile di via dei Sabelli

Copia di 20181220_133156

«Dottore, che sintomi ha la felicità?» I fiori e le farfalle che ornano lo striscione appeso in una stanza del centro diurno al terzo piano dell’Istituto di Neuropsichiatria infantile di via dei Sabelli, trasformato per un giorno in «Galleria delle arti aperte», non smussano una questione posta con la franchezza di cui forse solo i bambini e gli adolescenti sono capaci.
Sul fatto che sia una domanda scomoda, imbarazzante, non ci piove. Forse anche per questo lo striscione è stato spostato dall’ingresso dell’Istituto, dove era stato esposto inizialmente, all’interno della mostra natalizia dei lavori realizzati dai ragazzi di via dei Sabelli durante i laboratori creativi e al Grande Cocomero. E, d’altronde, la mostra stessa è stata spostata, quest’anno, dall’ampia aula in cui veniva ospita abitualmente, a questa collocazione più nascosta. Di più, era stata addirittura vietata dalla direzione generale del Policlinico per via del mercatino natalizio che, da sempre, affianca l’esposizione dei lavori: per la sanità pubblica, che non disprezza la libera professione intramoenia, raccogliere qualche soldo – qualche offerta – per le attività non strettamente sanitarie rappresenta una grave infrazione dei regolamenti (la legalità, certo: il pilastro su cui costruire un rapporto – anche di cura – con gli adolescenti!). Poi fortunatamente anche i burocrati hanno capito «i fini e le motivazioni» e, all’ultimo momento, hanno concesso l’autorizzazione all’iniziativa relegandola in uno spazio più angusto e meno visibile.
«Dottore, che sintomi ha la felicità?». Il fatto che la domanda sia rivolta a un dottore – e in questo ospedale per bambini e adolescenti – ne amplifica la forza pretendendo una risposta. I medici, che sono portati e tenuti a scovare la malattia e a pronunciare una diagnosi, con “sintomo” intendono le manifestazioni, obiettive o subiettive, di uno stato patologico, i segni della malattia. Per questo potrebbero cavarsela facilmente spiegando che la felicità non è uno stato patologico, dunque: niente sintomi. Una risposta del genere, però, sarebbe insoddisfacente perché eluderebbe la questione di fondo, ossia il bisogno di capire quali siano gli indizi di una condizione sconosciuta – la felicità – che si vorrebbe poter riconoscere fin dalle sue prime manifestazioni. La domanda, insomma, interroga il medico – il suo sapere – e al contempo lo spoglia del camice, perché la risposta ha a che fare davvero col benessere ma non è esprimibile solo con il linguaggio delle nosografie, con i protocolli sanitari.
E ci interroga tutti. Forse l’unica risposta valida è che i segni della felicità vanno scoperti e riconosciuti a loro volta, di volta in volta, e che la ricerca va presa sul serio.
I disegni, i testi, le poesie esposti nei corridoi della neuropsichiatria infantile sembrano parlare di questa ricerca che può passare anche attraverso la sperimentazione di linguaggi e tecniche espressive diverse: dalla fotografia al fumetto, dalla pittura alla linoleografia.
Alle pareti sono appesi segni, sogni e macchie di colore, ragazzi che si amano e personaggi da manga, volti e corpi definiti con pochi gesti necessari e grande forza espressiva. Citazioni molto rock («Noi gente pazza ragioniamo col cuore», Jim Morrison) e poesie cavate col metodo del caviardage dalle pagine strappate di un libro. «Mostrò | un | sentiero | che | era | la sua storia», recita una di queste, e sembra già portare lontano.
La «Galleria delle arti aperte» ha mostrato per un giorno la ricchezza e la sensibilità dell’adolescenza e di un lavoro e che continua tutti i giorni.
Poi l’ospedale torna a essere ospedale (seppure speciale, come questo). E lo striscione, forse, verrà riposto. Ma la domanda resta: «Dottore, che sintomi ha la felicità?».

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Nome *
Email *
Sito web