Contro la violenza, l’odio, la paura


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Quella di venerdì 26 ottobre è stata una manifestazione importante. È stata più di una manifestazione, è stato ritrovarsi di una comunità ferita da una violenza indicibile, una violenza – quella dell’uomo sulla donna – che si ripete ad ogni latitudine e longitudine del pianeta con frequenza costante, talvolta facendo notizia, più spesso nel silenzio che rende la violenza ancor più disumana e lacerante, perché appare come un dato di fatto inevitabile o, peggio, trascurabile.
La morte di Desirée a pochi passi dalle nostre case, dai posti in cui lavoriamo, dalle scuole che frequentano le nostre figlie e i nostri figli, ci ha colpito in maniera particolare perché da anni denunciamo l’abbandono dell’area in cui si è consumata questa terribile vicenda.
La manifestazione di venerdì ha riempito le vie di San Lorenzo – come mai avevamo visto – di persone: uomini, donne e bambini, residenti (tanti) e non residenti, perché quanto è avvenuto a San Lorenzo avviene altrove e può avvenire ovunque, non è un affare interno a un territorio ma una questione universale.
Noi, a partire da San Lorenzo, continueremo a lavorare affinché ogni città, paese o villaggio sia aperto e includente, libero dalle mafie e dall’eroina, dalla violenza sessita e dal razzismo. Sicuro: perché vissuto da una cittadinanza cosciente e protagonista della propria storia, che nel prendersi cura di sé si apre al mondo.
Continueremo a recuperare i luoghi sottratti alla città e all’uso civico dall’avidità di proprietari senza scrupoli e dall’ideologia della rendita fondiaria. Non ci fermeranno le ruspe, non ci fermeranno certo i fascisti che da domani tenteranno i loro consueti attacchi squadristi.
Questa ennesima morte violenta ci impone ancora una volta l’obbligo di non cedere alla violenza, di restare umani. E allora la manifestazione è stata anche come un forte abbraccio colletivo che ci siamo scambiate e scambiati, per continuare a guardare oltre e ad abbattere ogni recinto, per continuare a resistere e a costruire, a intessere relazioni con cui sconfiggere la paura, insieme.

La Libera Repubblica di San Lorenzo

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Commenti

  1. antonio 28 ottobre 2018 at 17:06

    Con tutto il rispetto, rabbia e dolore che si deve provare e sentire per la squallida fine di una vita fin troppo giovane, desidero però portare l’attenzione, e la dovuta riflessione, su un’altro tipo di violenza – sicuramente non maggiore di quella subita da Desirée Mariottini.
    Una violenza data da una manipolazione e strumentalizzazione che in parte è potuta penetrare in un’opinione pubblica narcotizzata, addormentata e sottoposta a lavaggi di cervello da parte di comunicazioni, queste sì “tossiche” gettando su un intero quartiere e su gran parte dei suoi abitanti tutto il suo carognoso livore e ferocia repressiva. E’ inutile nascondere che tutto ciò – grazie anche al tam-tam mediatico di giornalisti e televisioni che si sono gettate come jene e belve assetate di “notizie e scenari sanguinolenti – si è, ancora na volta, dimostrato quindi capace di orientare e manipolare una strumentalizzazione schifosa messa in campo da un soggetto che ricopre, ahinoi, un incarico di potere e prestigio.
    A fronte di questo misero esempio di razzismo, volgarità e pratiche reazionarie, repressive dal sapore “fascista” hanno fatto bene a urlargli contro: “sciacallo”; perché è uno sciacallo e un “saprofita” colui che si nutre di morte, di cadaveri e cose simili per celebrare i suoi squallidi “peana” e insulti!
    In questo frangente è stata di vitale importanza l’ottima scelta di mobilitazione antifascista e antiautoritaria subita scattata da gran parte di San Lorenzo e di molti settori sociali della città di Roma. Mobilitazione decisiva sopratutto per frenare sul nascere e battere così una possibile “deriva” reazionaria e fascista che poteva determinarsi partendo da questa tragica vicenda.

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