16 ottobre. Oggi come ieri

44219836_10215616665663641_7638813981221584896_nIl 16 ottobre è una data cerchiata nel nostro calendario civile: il 16 ottobre 1943 le forze di occupazione naziste e i loro complici fascisti rastrellarono 1024 ebrei (di cui 200 bambini) nel ghetto di Roma. Le porte dei carri bestiame che il 22 ottobre si aprirono ad Auschwitz per far scendere gli ebrei del ghetto di Roma erano state chiuse lungo i binari di servizio tra Tiburtina e lo scalo merci di San Lorenzo. Di mille deportati ne tornarono 16.

Le ricorrenze sono importanti quando diventano occasione per tornare a interrogarci sulle vicende del passato e sulla loro storia. Ricordiamo allora che la deportazione degli ebrei romani nei campi di sterminio allestiti dai nazisti in Polonia fu l’esito drammatico delle politiche antisemite che il governo guidato da Mussolini inaugurò nell’estate di ottant’anni fa. Che deportazioni simili avvennero nell’Italia occupata. Che le “leggi per la difesa della razza” non furono le uniche misure del razzismo fascista e che di segregazione e deportazioni (analoghe seppure diverse) soffrirono e perirono altre minoranze culturali italiane – fra tutte ricordiamo quelle sinta e rom. Che l’antisemitismo si adagiò comodamente su coscienze addomesticate all’odio e al disprezzo dell’altro, addestrate alla disumanità sui campi di battaglia – e dalla propaganda – delle guerre di conquista delle colonie africane.

Ma le ricorrenze hanno senso soprattutto se sanno interrogare il presente.
Per questo, di fronte alla violenza con cui lo Stato ripropone retoriche e pratiche che richiamano quel passato, e di fronte al silenzio e al favore con cui queste “nuove” politiche vengono accolte, ribadiamo la nostra ostinata volontà di restare umani:

Oggi come ieri, da Riace a Roma, pratichiamo atti di ribellione, sabotaggio e di libertà.

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