3/10: si ricordano i morti, si tacciono le responsabilità

Legs of migrants are seen on board a rubber dinghy, as they await rescue by the Malta-based NGO Migrant Offshore Aid Station (MOAS) in the central Mediterranean Sea, north of Sabratha, on the Libyan coast, April 5, 2017. REUTERS/Darrin Zammit Lupi

3 ottobre: “Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione”.
Sarebbe stato meno ipocrita chiamarla “Giornata delle vittime delle leggi contro i migranti”: migrare in sé non uccide, uccidono le condizioni in cui i migranti sono costretti a migrare.
I nomi dei padri e padrini delle leggi contro i migranti (Bossi-Fini, Minniti-Orlando) dovrebbero ricordare a tutti che le responsabilità delle morti (di cui si fa memoria) sono precise e al contempo diffuse.
Fare memoria omettendo le responsabilità riduce il ricordo a un rito e, il che è più grave, contribuisce alla costruzione di una narrazione addomesticata della storia e del presente, una narrazione che lava le coscienze e che nasconde, dietro alle lacrime di coccodrillo, non solamente le storie dei morti, ma soprattutto quelle dei migranti che vivono e attraversano le stesse città, quartieri, strade (troppo spesso ostili) in cui viviamo anche noi.
(foto: REUTERS/Darrin Zammit Lupi)

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