Mattone e manganello

renzi-manganello«I nostri Fondi Immobiliari partecipano ad un virtuoso circuito di sviluppo economico: riqualificano il patrimonio con interventi che migliorano la qualità dei territori, investono in infrastrutture a disposizione delle città, creano occupazione stabile».
È in questi termini che IDeA FIMIT sgr, la società che gestisce l’immobile sgomberato lo scorso 19 agosto in piazza Indipendenza, presenta al pubblico – sotto il titolo «Il ciclo del mattone» – la filosofia del suo core businnes.
«IDeA FIMIT sgr è la Società di Gestione del Risparmio, leader in Italia, specializzata in fondi comuni di investimento immobiliare, con una quota di mercato superiore al 22,5%. Ha 9 miliardi di masse in gestione e 40 fondi immobiliari, di cui 5 quotati nel segmento MIV, Mercato Telematico degli Investment Vehicles, di Borsa Italiana. Azionista di controllo di IDeA FIMIT sgr è il Gruppo De Agostini con il 64,3%; Inps detiene il 29,7%, Fondazione Carispezia il 6%. La caratteristica principale dell’assetto societario è la collaborazione tra azionisti privati e pubblici che consente ad IDeA FIMIT di posizionarsi quale interlocutore privilegiato presso investitori istituzionali italiani ed internazionali» (http://www.ideafimit.it/it/la-societa/chi-siamo/index.html).
Di questa collaborazione tra pubblico e privato in nome del profitto speculativo abbiamo avuto un saggio esemplare lo scorso 24 agosto quando le forze dell’ordine hanno pestato i rifugiati politici e i richiedenti asilo accampati in piazza Indipendenza dopo lo sgombero del palazzo che occupavano.
Un documentato articolo di Sarah Gainsforth pubblicato da dinamopress.it (Pd e fondi speculativi volevano sgomberare piazza Indipendenza già da febbraio) permette di approfondire le ragioni per cui tra il 19 e il 24 agosto i rifugiati e richiedenti asilo che abitavano a piazza Indipendenza sono stati buttati per strada e poi caricati, cacciati con gli idranti e privati dei propri beni (le proprietà che contano non sono certo quelle dei poveri). Per capire i motivi della prova di forza a piazza Indipendenza – degna dei paesi da cui solitamente i rifugiati scappano – bisogna guardare oltre le parole d’ordine che accompagnano l’involuzione della democrazia italiana (‘legalità’, ‘decoro’, ‘sicurezza’ tra le altre). La spiegazione sta nella tutela degli interessi del tutto particolari di chi specula su un patrimonio (statale, parastatale, privato) dismesso, abbandonato e sottratto all’uso comune attraverso processi di cosiddetta ‘riqualificazione’ imposti a colpi di manganello e ruspa, calpestando i diritti civili e sociali, le convenzioni internazionali (Do you remember Ginevra?), il buon senso comune e l’umanità.
Non stupisce molto, allora, leggere (nel documento a cui si rifà l’articolo) le parole con cui l’attuale responsabile mamme del PD si domandava, qualche mese fa, se non esistesse una maniera per tagliare acqua e luce alle mamme eritree e etiopi che vivono a piazza Indipendenza. Dopo il pragmatismo osceno del senatore che considera ‘ideologico’ soccorre in mare i migranti (‘non possiamo permettercelo’), gli eredi del partito che aveva sollevato il problema centrale della questione morale in politica hanno definitivamente rimosso l’etica dalla politica, specie quando potrebbe essere d’intralcio agli affari, pardon, alla valorizzazione del patrimonio immobiliare. Mattone e manganello.

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Nome *
Email *
Sito web