Verso il corteo del 6 Maggio – #Romanonsivende

#ROMANONSIVENDE
#ROMANONSIVENDE

Moltissime sono le realtà che contribuiscono con la loro presenza e le loro attività a rendere più bella Roma. Le loro pratiche come  il recupero di spazi altrimenti abbandonati, l’organizzazione di attività di solidarietà a mutualismo, la costruzione di esperienze politiche e culturali le rendono veri e propri presidi territoriali, spesso l’unico argine alla esclusione, alla povertà, alla solitudine. Tale rete è ampia ed eterogenea è perciò una ricchezza culturale e sociale di Roma assai importante.

Da più di un anno ormai molte di queste realtà sono sotto attacco di una delibera comunale, la n. 140 votata sotto il mandato di Marino, poi di Tronca e ancora in forza con la giunta Raggi. Questa delibera scioglie unilateralmente il patto che il Comune aveva stabilito con gran parte di questo mondo attraverso la delibera n. 26. Dalla 140 in poi, non si riconosce più il valore politico, sociale e culturale di queste esperienze; al contrario, si stabilisce il rientro in possesso del patrimonio in uso per rimetterlo a bando e/o venderlo per fare cassa. In questo modo si pensa di rimettere in ordine la gestione patrimoniale? Si pensa davvero che sia possibile cancellare con un colpo di spugna la varietà, il radicamento e la storia di queste esperienze? Questo stolto sistema burocratico, che rende tutto indifferente, che butta via il bambino con l’acqua sporca, che ha bisogno di coprire questa malefatta con la scusa mediatica di “affittopoli” ha già prodotto effetti nefasti come alcuni tentativi di sgombero – finora respinti, e ancor peggio, la riconsegna delle chiavi dei locali usati da alcune associazioni, le cui attività si sono intanto spente (anche per non accollare intollerabili multe amministrative alle persone nominalmente responsabili – oltre il danno, la beffa!).

Per respingere questo ricatto al mittente, si è costituita Decide Roma come rete di associazioni, centri sociali, palestre popolari, comitati, singoli e singole. Decide Roma si oppone alla svendita, allo sgombero e alla privatizzazione del patrimonio costruito della città mentre costruisce un percorso di proposta, solidarietà e autogoverno. Potete trovare molti materiali nel sito http://www.decideroma.com e anche la Carta dei principi di Roma Comune che abbiamo costruito (e che continueremo a costruire) insieme.

Da troppo tempo ormai il potere della decisione si è allontanato dalle mani dei cittadini e le cittadine di Roma. La fiducia riposta nelle istituzioni è ormai da tempo avariata dalla funzione dello scambio, dell’opportunismo, della scarsità. Le cose da fare non sono più giuste o sbagliate, non sono più stabilite sulla base di un criterio politico. Da troppo tempo la risposta è: non ci sono i soldi! Poi invece vediamo che i soldi per i grandi affari ci sono sempre.

Per questo crediamo che la partecipazione, nel suo senso originario, non sia affatto la condivisione a posteriori di una decisione presa altrove sui territori che abitiamo, ma è la condivisione del processo decisionale stesso. Per questo motivo crediamo che uno dei temi più importanti per la città sia quello del patrimonio pubblico, del suo uso e della sua gestione, il cui significato estensivo include, oltre agli spazi, anche la pubblica utilità dei servizi, oggi gravemente inficiati dai processi di precarizzazione del lavoro e della vita, oltre che dalla loro privatizzazione e vendita. Su questo patrimonio, materiale e immateriale, che abbiamo contribuito a costruire, vogliamo avere parola! Non solo, vogliamo che la dimensione di questa appropriazione comune si allarghi, diventi sempre più accessibile e ampia! Altro che bando… E con quali criteri poi? Ne abbiamo avuti abbastanza di bandi, Mafia Capitale ce lo ha insegnato molto bene.

Per questo motivo saremo ancora in piazza dopo più di un anno dal 19 marzo 2016 e dopo la grande iniziativa al Campidoglio del 10 marzo scorso, il prossimo sabato 6 maggio per affermare che Roma non si vende e che Roma deve cambiare.

Perché Roma sia una città libera, inclusiva, solidale; perché Roma abbia politiche di gestione del patrimonio non ostaggio delle clientele, ma affidate direttamente alla cittadinanza; perché Roma sia mantenuta e non lasciata all’incuria e all’abbandono; perché Roma sia ricca della produzione culturale indipendente, delle reti di mutualismo e di solidarietà!

Libera Repubblica di San Lorenzo

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