Roma non si vende! Quale futuro per roma?

Il governo del commissario Tronca in pochi mesi si è subito palesato come un’ipoteca sulla città nel segno delle politiche neoliberali a firma Renzi. Il sigillo di Tronca sul DUP (Documento Unico di Programmazione) impegna Roma, qualsiasi sia l’amministrazione che la governerà, a sostenere per i prossimi 3 anni tagli lineari, privatizzazione di servizi e dismissione del patrimonio pubblico. Questa la ricetta per risanare il bilancio… O per finire di distruggere la città?

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La democrazia è ricordo sbiadito, imbrigliata nella logica del fare (cassa), annacquata da fiumi d’inchiostro su degrado & decoro, definitivamente sospesa con lo scandalo di Mafia Capitale. L’emergenza al posto della democrazia: tagli, svendite e sgomberi si presentano come scelte imposte dalla crisi, ma sono la strada per approfondirla.

Così a Gabrielli è affiancato Tronca: l’uno sgombera, l’altro taglia servizi e diritti. Entrambi rastrellano soldi: l’uno con multe per manifestazioni e cortei; l’altro con bollettini esosi per presunte morosità. Il risultato? L’attacco ai centri sociali e gli spazi occupati, ma anche alle associazioni, ai co-working, ai comitati e ai tanti laboratori che a Roma negli anni hanno contribuito a rendere meno duro l’impatto dell’austerity sulla città, costruendo servizi dal basso, mutualismo, reti solidali, spazi di condivisione, organizzazione, socialità e cultura aperti a tutti.
Il cieco attacco alle esperienze di autogestione, di partecipazione attiva e di autogoverno – anomalia preziosa di Roma e del nostro quartiere – parte con la delibera 140/15 della Giunta Marino.
Sgomberare e imporre il bando pubblico, come presunto strumento di trasparenza, vuol dire voler distruggere questo tessuto di relazioni e di solidarietà sedimentato nei territori, cancellare presidi di democrazia nella città commissariata. Mentre per il patrimonio pubblico privatizzato ormai il criterio è un altro: l’affidamento diretto, fuori da ogni progettazione condivisa con il territorio, come accade ad esempio per l’Ex Dogana di San Lorenzo. Ancora, le ex fonderie Bastianelli, che con l’occupazione di Communia erano state un luogo di socialità per tutto il quartiere ora, ricondotte alle regole di mercato, sono diventate un cratere minaccioso per tutti noi e pericoloso per gli edifici confinanti.

Il quartiere si è sempre contraddistinto per le diverse esperienze di autogestione al fianco della solidarietà dal basso che quotidianamente lavora nelle scuole, nei presidi sanitari, nelle parrocchie, nei comitati di quartiere. Questa composizione è una ricchezza per un quartiere abbandonato a se stesso, soffocato dalla speculazione e dallo sfruttamento commerciale. Queste esperienze non possono essere cancellate o ricondotte a logiche di profitto e di mercato, né possono essere confuse nello scandaloso calderone di “Affittopoli”.

Ma quali debiti, Vantiamo crediti!
Rivendichiamo l’uso comune degli spazi pubblici, rivendichiamo diritti e democrazia!

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